Quand’è che un problema socio-sanitario richiede l’intervento dell’amministrazione regionale?

CONTRIBUTO DI PAOLO MARCONI

Quand’è che un problema di ordine socio-sanitario richiede l’intervento specifico, a carattere legislativo, da parte di un’amministrazione regionale? Quando l’incidenza del problema, a livello qualitativo e quantitativo, è tale da creare le condizioni di una sofferenza sempre più profonda e diffusa tra la popolazione amministrata. Condizioni che sembrano ricorrere, oggettivamente, nel caso dei Disturbi del Comportamento Alimentare (anoressia, bulimia, obesità, ecc.). La sensibilità dell’opinione pubblica, al riguardo, è andata crescendo negli ultimi anni parallelamente all’aumento di casi registrati tra gli adolescenti, soprattutto di sesso femminile. Le famiglie (genitori e ragazzi) investite direttamente da questo dramma rappresentano la punta di diamante di un movimento che sollecita l’intervento della Regione: un intervento che se da un lato impone il reperimento di risorse (mai così difficili da trovare come in questo momento), dall’altro lato costituirebbe un investimento altamente produttivo per la salute e la qualità della vita di molti cittadini e, in definitiva, di tutta la comunità marchigiana.
Ad oggi, la risposta della Regione in tema di assistenza può essere definita, senza forzature, carente. “I quattro centri ambulatoriali presenti nelle Marche – si legge nella lettera aperta agli organismi regionali firmata da associazioni di genitori e operatori dislocati in tutto il territorio: da Ancona a Pesaro a Fermo a Fano a Osimo e coordinata dai genitori del Centro Oltre a riveder le stelle – sono assolutamente insufficienti”, costretti ad affidarsi in larga misura “alla buona volontà di specialisti che offrono la loro competenza a livello gratuito e volontario”. Si procede, insomma, a vista e in ordine sparso. Nell’ambito dell’infanzia e dell’adolescenza, l’unica istituzione pubblica di diagnosi e cura è l’unità di Neuropsichiatria Infantile del Salesi che si avvale anch’essa della collaborazione di Associazioni e Onlus (Fanpia, Fondazione Salesi, Centro Heta) che sostengono il percorso complesso e articolato nel tempo di cui un ragazzo e una famiglia necessitano per uscire da questo problema che non riguarda di certo solo il cibo ma richiede un lavoro su tutto quanto tocca la sfera psichica e relazionale. Troppo poco per fronteggiare una situazione di disagio, e spesso di vera e propria emergenza sanitaria (di disturbi del comportamento alimentare si può morire!). E, considerato che il discorso coinvolge giovani e giovanissimi – il patrimonio sempre più prezioso di una società in rapido invecchiamento come quella italiana e marchigiana in particolare – la necessità di un intervento concreto da parte della Regione appare improcrastinabile. La filosofia di una legge, che non può non essere definita di civiltà, dovrebbe iscriversi – secondo i firmatari della lettera aperta – in un quadro di collaborazione tra pubblico e privato sociale. Si propone un’architettura articolata su di tre livelli: un centro di riferimento regionale per la diagnosi, la cura e la prevenzione; coordinamenti provinciali di primo intervento e con ambulatori di riabilitazione terapeutica; una rete diffusa su tutto il territorio di centri informativi e di ascolto per genitori e pazienti. Essenziale la realizzazione di un centro residenziale per la permanenza non ospedaliera dei pazienti, in modo da evitare a famiglie e pazienti costosi ‘viaggi della speranza’ fuori dalle Marche, e la realizzazione di più centri diurni sul territorio.
Altri punti di vitale importanza sono: il coordinamento della rete da parte di esperti del campo che si interessino della formazione e supervisione delle equipe nonché della effettiva realizzazione dei vari piani di intervento, la formazione specifica di medici di base e pediatri, e l’organizzazione di campagne informative tra la cittadinanza e nelle scuole. Fondamentale la presenza, nelle sedi decisionali e di controllo, di una rappresentanza dei genitori. Sarà un’occasione per la Regione (per l’amministrazione uscente e quella entrante) di dimostrare la volontà di ascolto verso le istanze provenienti dalla società: l’occasione di colmare una lacuna, nella quale si consumano, spesso senza intravvedere un barlume di speranza, tanti drammi personali e familiari. Un primo momento di confronto tra l’amministrazione regionale guidata da Gian Mario Spacca e una rappresentanza di genitori e operatori è già in programma lunedì 23 febbraio nella sede della Giunta regionale.

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