Mia figlia anoressica!

Immagine_MiaFigliaanoressicaSono il Padre di una ragazza di 15 anni, ragazza molto dolce, solare, altruista e sociale con tutti. Affetta da anoressia nervosa restrittiva, da un anno è caduta nel vortice della malattia. Due ricoveri, il primo a Torrette di Ancona (dimessa dopo un mese), il secondo al Reparto di Neuropsichiatria Infantile-SOD del Salesi di Ancona. Alimentata con sondino gastrico ed un grande lavoro di psicologi, psichiatri e nutrizionisti, ha fatto grandi passi verso la “guarigione”, ma la strada da percorrere è ancora molto lunga.
Vorrei parlarvi di noi genitori, di come ci siamo sentiti spaventati, spaesati, soli , abbandonati, specialmente quando, dopo il primo ricovero, vedevamo nostra figlia peggiorare. I dottori ci avevano appena informato dei rischi a cui andavamo incontro qualora nostra figlia non avesse cambiato rotta.
Parenti, familiari, colleghi di lavoro…. chi mi stava vicino diceva la sua. Invece,mi rendevo conto di quanto poco sapessero della malattia…. frasi scontate tipo “…falla mangiare quella figlia, non vedi che è pelle e ossa……. se tua figlia si è ridotta così è perché non gli siete mai stati vicino ed è colpa vostra,……. forzatela a mangiare, …… possibile che una ragazzina cosi grande non capisca che deve mangiare di più?…. ecc.”. Frasi che mi facevano sentire in colpa, ero sempre più distaccato da tutti. La mia mente era afflitta. Dentro di me cercavo risposte su come, dove, cosa fare. Insieme a mia moglie ho iniziato ad andare a convegni che parlavano dei DCA. Ho incominciato a capire di quale malattia mia figlia fosse stata colpita e di quanto sarebbe stata difficile la sua guarigione. Finalmente un sollievo: “da questa malattia si guarisce”.
Mentre mia figlia era ricoverata in ospedale, a casa iniziavano i primi malumori. Ci sentivamo impotenti, incapaci di prestare aiuto eravamo presi dalla disperazione. Eravamo sopraffatti da pressioni esterne che ci consigliavano di lasciarla stare perchè sarebbe stata lei a decidere di iniziare a mangiare mentre secondo me le cose erano molto diverse.
Un giorno una mamma di un’altra ragazza affetta dallo stesso problema di mia figlia (DCA), invitò me e mia moglie a partecipare ad uno degli incontri settimanali che si svolgevano presso il centro “OLTRE A…RIVEDER LE STELLE” a Pietralacroce. Siamo andati. I genitori di altre ragazze malate come nostra figlia, erano posti in cerchio insieme alle psicologhe. Ognuno raccontava le sue impressioni, i propri stati emotivi, le sue paure, ponevano domande. Tiravano fuori tutto, senza se e senza ma, senza paragonarsi agli altri. Ognuno con il suo problema ma tutti con le figlie che manifestavano lo stesso sintomo. Si parlava dei nostri problemi, dei problemi di noi genitori, dal nostro punto di vista.
Ritornati a casa non ci siamo più sentiti soli, finalmente abbiamo trovato persone che ci capivano. Persone che, come noi, non sapevamo più cosa fare. Persone che cercavano risposte, chiarimenti. Informazioni su come comportarsi con le nostre figlie perchè noi, come loro qualunque cosa facevamo o dicevamo alle nostre figlie, sbagliavamo e di conseguenza si innescava una guerra, come un fulmine a ciel sereno.
Oramai sono mesi che facciamo incontri al Centro. Ho capito come devo interagire con mia figlia, come supportarla quando ha le sue crisi di sconforto, come affrontare l’argomento “ pasto”, come aiutarla a socializzare per uscire dall’isolamento che si era creata da quando si è ammalata. Negli incontri di gruppo parliamo delle nostre preoccupazioni, problemi mentre negli incontri individuali la psicologa ci supporta per risolvere i nostri problemi più interiori e tutte quelle situazioni che da soli non avremmo mai capito o risolto.
Ultimamente abbiamo anche iniziato a fare attività di gruppo. Sembrano inutili, in realtà aiutano molto. Ci fanno star bene, perché anche noi genitori, come i nostri figli, viviamo uno stato di malessere, tendiamo automaticamente ad isolarci e chiuderci in noi stessi.
Oggi, grazie a questo gruppo, mi sento più forte, senza, forse, non sarei riuscito ad affrontare con questo spirito tutta questa situazione e forse anche il rapporto familiare ne avrebbe risentito.
Il centro “Oltre a …riveder le stelle” si occupa dei nostri figli malati di DCA e dei loro genitori. Con cadenza mensile c’è un incontro tra genitori e figli. Incontri molto emozionanti e toccanti.

Ho voluto scrivere questa mia testimonianza perchè chi dovesse trovarsi nelle mia stessa situazione possa trovare la forza di contattare il centro “Oltre a …Riveder le stelle” e come me non possa più sentirsi solo e trovi le risposte ai tanti perché.

UN GRAZIE al gruppo I GENITORI di OLTRE… a riveder le stelle

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