Rendi cosciente l’inconscio, altrimenti sarà l’inconscio a guidare la tua vita, e tu lo chiamerai destino – Oltre l’anoressia (2/6)

CopertinaContinuiamo la pubblicazione della tesina di Nicole. La settimana scorsa abbiamo pubblicato la sua introduzione.  Oggi il suo primo capitolo:

Oltre l’anoressia

L’Adolescenza è un’ età di trasformazioni che inizia con la pubertà, ovvero la trasformazione fisica, cognitiva (che coinvolge la sfera dell’intelligenza) e psicologica.
Quest’ultima fa si che nell’adolescente possa verificarsi una crisi di identità; molti ragazzi percepiscono un forte bisogno di autonomia e un cambiamento a livello di autostima, che generalmente tende ad abbassarsi in modo significativo e ciò costituisce certamente una delle principali cause del disagio adolescenziale.
E’ importante in questi casi che la famiglia sia presente, contrastando le idee inefficaci della società.
La crisi d’identità si manifesta attraverso il conflitto tra corpo reale e ideale, che si traduce spesso nel disagio per gli improvvisi cambiamenti fisici e può sfociare in disturbi di carattere alimentare.
Altra importantissima causa del disagio adolescenziale è la crisi che può venire a crearsi all’interno della famiglia, ad esempio nel caso in cui i genitori mostrino scarso interesse nei confronti della personalità del ragazzo, o in presenza di una scarsa abitudine da parte dei familiari di condividere le scelte dei figli.
Una mancata comunicazione o una comunicazione disfunzionale, inoltre, può portare un’adolescente a chiudersi in sé stesso, smettendo di cercare il confronto con i propri cari.
Dal punto di vista affettivo questo disagio si manifesta con un incapacità di esprimere i propri sentimenti ed emozioni.
Crisi di identità, disagio, paura di cambiare, tutto ciò potrebbe portare l’adolescente a manifestare il suo malessere interiore attraverso il cibo, dunque in distOltrelanoressia_Immagine1urbi del comportamento alimentare, come l’ Anoressia.
L’ Anoressia si manifesta nella persona specialmente nel periodo dell’adolescenza, perché appunto nell’Individuo c’è un forte senso di debolezza mentale e fisica, in quanto si prepara ad iniziare una nuova fase della sua vita che è il mondo adulto, abbandonando la sicurezza che lo ha accompagnato per tutta l’ infanzia.
È importante che il ragazzo abbia una rappresentazione interna del proprio passato e che gli siano state date delle basi sicure da parte dei genitori, dunque un buon attaccamento, tutto questo contrapposto all’esigenza di affermare desideri incerti e la paura per il futuro.
È normale quindi che ci sia una crisi di adolescenza, bisogna però saper comprendere quando questa diviene un’adolescenza in crisi.
Nel secondo caso, porta a delle patologie, in quanto il ragazzo avendo provato un grande dolore, un senso di abbandono da parte delle figure genitoriali nel periodo dell’infanzia o non riuscendo ad affermare la propria personalità di mente e corpo, non esprime i propri sentimenti, paure e dolori attraverso le parole, ma li mette in pratica attraverso comportamenti patologici, che diventano presto una condotta, l’unica che permette di esprimere la grande sofferenza inconscia che prova.
L’anoressia può essere adottata dal malato anche come una difesa nei confronti di un ambiente familiare iperprotettivo e soffocante.
In questi casi l’anoressica vive i suoi rapporti interpersonali quasi esclusivamente dentro le mura domestiche, non riesce a rendersi autonoma e ad avere una vita sociale all’esterno. Spesso non esprimere i suoi disaccordi all’interno del nucleo familiare, dove ogni iniziativa o cambiamento è vissuto come un tradimento, e utilizza il cibo come arma per poter rivendicare il suo “non detto”. Il cibo allora può trasformarsi nel rifiuto di crescere, nel rifiuto di essere donna, di assomigliare alla propria madre o alle proprie sorelle. Oltrelanoressia_Immagine2
La persona anoressica ha una grande “fame d’ amore“ che la porta a rifiutare il cibo, perché in realtà ha bisogno di essere vista, considerata, amata e ascoltata, vuole scomparire per esserci di più, mette così in atto una serie di comportamenti autolesionisti che la portano alla sua autodistruzione.
Secondo il DSM-IV 1993 ( Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders ) i comportamenti che caratterizzano la malattia sono:

  • il rifiuto di mantenere un peso corporeo adatto all’ età e all’ altezza del soggetto e con l’avanzare della malattia il restringimento sempre più ampio del cerchio di cibo, fino ad arrivare a nutrirsi esclusivamente di verdura.
  • La paura intensa di acquistare peso o di diventare grassi, anche se il soggetto si trova in una grave situazione di sottopeso.
  • Un immagine distorta del proprio corpo e della percezione di esso, in quanto Oltrelanoressia_Immagine3osservandosi allo specchio la persona si vede grassa, dunque la negazione del basso peso corporeo e delle conseguenze che tutto ciò comporta.
  • Amenorrea, cioè assenza del ciclo mestruale per almeno 3 mesi.
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La sofferenza e il rischio di vita non si pesano in chili

Tutto questo solitamente ha inizio dopo una voglia apparente del ragazzo di dimagrire, seguita da una dieta, che alle prime perdite di peso fa aumentare la sua autostima e l’autocontrollo sul proprio corpo, facendolo entrare così in un circolo vizioso che lo pone al centro dell’attenzione dei suoi familiari.
Il cibo diventa così l’ unica ossessione per la persona colpita da anoressia, la quale non vive più per altro, fa ruotare semplicemente tutta la sua vita attorno alla malattia, vive per lei, provando continua paura e panico al momento dei pasti, progettandosi dalla mattina appena sveglia che cosa può e cosa non può mangiare in quella giornata e se qualcosa dovesse andare storto i sensi di colpa non la lasceranno in pace fino all’ indomani, nel quale compenserà digiunando completamente.
Di conseguenza cercherà di isolarsi del tutto dal gruppo di amici e da qualsiasi persona che contrasti le sue idee, ritrovandosi da sola, rifiutando qualsiasi tipo di richiesta di uscire a cena, non partecipando alle feste per paura di dover mangiare, trovando scuse e inventando bugie perché prova vergogna del suo disagio.
La bilancia diventa l’ unica “ complice “ dell’anoressica, la quale sente il bisogno di verificare il suo peso più di una volta al giorno, non accontentandosi mai del risultato raggiunto.

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L’ individuo anoressico prova un grande senso di insoddisfazione, di tristezza e depressione è in continua lotta con le calorie, il cibo, con la famiglia, con le fobie su tutto ciò che riguarda l’ alimentazione, con l’ideologia della perfezione e dell’essere bravo in tutto ciò che fa.
A livello cognitivo manifesta atteggiamenti di assolutismo, tutto o niente, si basa su dettagli isolati ignorando il resto dell’evidenza, estrae da un solo evento la regola che è poi applicata in generale, presenterà una bassa autostima, sbalzi di umore e disturbi della sessualità.
All’interno della famiglia si instaurerà un clima pieno di tensioni e litigi, dove da parte dei familiari vi sarà la continua richiesta di assumere cibo, che provocherà nel malato ancora più restrizioni, arrivando al punto di spingerlo a creare strategie per buttare o nascondere ciò che gli viene imposto di mangiare, a provocarsi vomito e assumere i lassativi.
L’anoressico deve affrontare diversi stadi della malattia che possono cambiare da persona a persona, ma quel che è certo è che tutti inizialmente non si rendono conto di essere malati o non lo accettano, sono fermamente convinti di stare bene e che siano gli altri ad essere invidiosi della loro magrezza.

Se non affronti il tuo dolore ti accompagnerà tutta la vita

Se non affronti il tuo dolore ti accompagnerà tutta la vita

Poi si arriva nella fase centrale della malattia, quella più dolorosa, più stancante, nella quale ti rendi conto, che non stai più vivendo, non hai più un’ esistenza normale, ma a quel punto è già troppo tardi, perché “ lei” ha già preso il sopravvento su di te, ti sta già divorando, pensi dunque di poter smettere, vorresti smettere, ma non ci riesci, perché è troppo forte.
In ogni disturbo c’è sempre la fase attiva, quella fase in cui il cibo comanda la tua vita, ti esalta, ti piace cambiare il tuo corpo con il tuo cervello.
Il digiuno è misterioso, è una ricerca del vuoto, è una condizione mentale al pari della droga. Arrivati in questa fase molte persone decidono di farsi aiutare e con il passare di giorni, mesi, anni possono guarire, altre purtroppo continuano a stare in quella posizione angosciante e stremante di consapevolezza della malattia che le porterà alla morte, con la scusa che non ci sono riuscite, ma in realtà erano loro a non esserne pronte, qualcuno potrebbe non esserlo mai, perché inconsciamente, per sentirsi protetto ha ancora bisogno di vivere dentro il sintomo.
Purtroppo per guarire dall’anoressia non basta un semplice recupero di uno stile alimentare corretto, di un ricovero ospedaliero o delle flebo, è qualcosa di molto più oscuro, profondo e opprimente ed è sempre pronta a riattaccare, sembra indistruttibile anche quando pensi di averla definitivamente sconfitta.Oltrelanoressia_Immagine7
Il percorso di guarigione dell’anoressico è molto difficile da affrontare e soprattutto molto delicato, in quanto qualsiasi parola o qualunque atteggiamento detto o fatto in modo inopportuno da parte delle persone che lo circondano, potrebbe colpire la sua sensibilità, annullando tutto ciò che aveva costruito per uscire dalla malattia, facendolo precipitare in una ricaduta che sarà ancora più difficile da combattere, per il fatto che i sintomi si presenteranno in maniera più intensa.
A livello piscologico la persona, avrà bisogno di essere sostenuta attraverso una terapia psichica, che comporta terapie individuali con lo psichiatra e lo psicologo almeno una volta alla settimana, integrando anche la terapia famigliare e in base alla volontà del soggetto, quella di gruppo.
Il percorso terapeutico può variare in base allo stato emotivo e psicologico del malato, dunque alcuni possono proseguire per anni e anche dopo aver superato la malattia per continuare a mantenere una stabilità psichica, che punta a far raggiungere alla persona una conoscenza profonda di se stessa, insegnandole a mostrare le proprie emozioni e sensazioni, esprimendole con le parole e non a nasconderle dietro a comportamenti patologici.
La terapia famigliare include in essa i genitori, dell’individuo anoressico, i quali dovranno essere condotti gradualmente ad accettare e affrontare i conflitti camuffati dal sintomo, e a compiere insieme un processo di crescita.
Non si tratta di un compito semplice, in quanto consiste nel modificare le dinamiche familiari adottate sino a quel momento.
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