Rendi cosciente l’inconscio, altrimenti sarà l’inconscio a guidare la tua vita, e tu lo chiamerai destino – Fabiola De Clercq “Fame d’amore” (5/6)

Copertina

Continuiamo la pubblicazione della tesina di Nicole. Dopo il quarto capitolo “Le organizzazioni no-profit: una risorsa preziosa” pubblichiamo il successivo:

FABIOLA LE CLERCQ “FAME D’AMORE

L’anoressia, essendo una patologia conosciuta prevalentemente in tempi moderni è soggetta a continui studi ed analisi all’ interno della letteratura contemporanea. Gli scrittori che si sono occupati di questo argomento sono per lo più psicologi, o comunque persone che hanno vissuto in prima persona questa sconvolgente malattia. Approcciarsi alla lettura di questi libri non è sempre facile, tanto che mi è capitato di non riuscire a portare a termine alcuni di questi, in quanto vedendo scritti quei disagi che io stessa provavo, mi trovavo a dover accettare la realtà, ossia il fatto che ero veramente malata. Il primo libro che sono riuscita a leggere fino all’ ultima pagina si intitola “Fame d’amore“ scritto da Fabiola De Clercq.

Fabiola De Clercq

Fabiola De Clercq

Questa autrice è nata il Belgio, ma è sempre vissuta in Italia; dopo diciassette anni di lotta contro l’ anoressia e la bulimia ha deciso di concentrare le sue energie e i suoi studi alla ricerca e alla cura del dolore legato ai disturbi alimentari, fondando nel 1990 l’ Associazione ABA, che diventa il punto di riferimento delle persone e delle famiglie coinvolte dalla gravità della patologia di cui lei stessa ha sofferto.

Nel libro “ Fame d’ amore “,FameDamore la scrittrice rievoca la propria lotta contro l’anoressia e la bulimia per dare voce a un disagio ancora poco conosciuto, esamina quella fame d’amore da cui dipende il rapporto con il cibo e indica le terapie più efficaci per riuscire a guarire. Le sue riflessioni si fondano sull’ ascolto e mostrano l’ importanza di mettere al centro storie e sentimenti di singole donne, per aiutare chi soffre ad uscire dalla propria dipendenza alimentare. Quella che mi ha colpito in modo particolare è la storia di Alessandra, 21 anni, una famiglia alle spalle apparentemente senza problemi, ma spesso assente e indifferente all’esigenze dei figli, dove ogni membro deve funzionare, produrre alla perfezione. Lei attraverso l’ anoressia vuole far saltare i falsi equilibri famigliari; è felice infatti quando la madre, a causa della sua malattia la prende a schiaffi, considerando questo gesto il primo segno d’ amore. Il sintomo anoressico è dunque efficace: raggiunge il suo scopo, che è quello di attirare l’attenzione dei genitori. Il traguardo secondo lei raggiunto diventa la ragione fondamentale che la spinge a proteggere il suo stato, anche negando la sua condizione di malata. La vittoria di Alessandra e del suo sintomo è però di breve durata: i genitori non si interrogano sulla sua sofferenza, ma vivono il suo sintomo come un attacco al loro sistema di vita non domandandole perchè lo fa ma chiedendole: “ perchè ci fai questo? “ Alesssandra si rende conto che nemmeno un sintomo così clamoroso e sconvolgente come quello anoressico potrà cambiare il rapporto con i suoi genitori. Capisce dunque che lo scopo della sua vita non può essere quello di attirare l’ attenzione dei suoi familiari, e neanche di cambiare il loro atteggiamento verso la vita, di conseguenza non ha più bisogno di utilizzare l’ arma dell’ anoressia contro di loro. Nonostante questo presupposto, quando Alessandra decide di farsi aiutare, il suo cammino verso la terapia non è stato semplice e lineare, in quanto per prima cosa ha dovuto abbandonare la maschera di donna matura ed equilibrata che aveva adottato fino a quel momento e smettere di giudicare la sua famiglia con occhio critico e sprezzante, l’unica cosa che poteva fare era semplicemente esprimere la rabbia repressa nei loro confronti ed accettare di iniziare questo percorso.

(←indietro 5/6)

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