Dottoressa ci spieghi perchè……

Quest’oggi, durante il nostro incontro di gruppo, la discussione ha preso una piega interessante. Una domanda in particolare è diventata il leitmotiv del pomeriggio: “Dottoressa, adesso ci spieghi perché Laura (nome inventato) è riuscita a reagire positivamente, a “guarire” dai disturbi alimentari? Ci dia una speranza!” Ogni genitore che ha un figlio che soffre di questo disagio pagherebbe qualsiasi cifra pur di avere una risposta chiara. Purtroppo la risposta non c’è o meglio c’è ma non è quella che vogliamo sentire.
A volte un figlio può uscire dal tunnel senza che si riescano a rintracciare le cause profonde che lo hanno portato a manifestare con l’anoressia i suoi problemi. Altre volte il figlio stesso vuole mettere come tra parentesi ciò che ha passato, senza tornarci sopra. I sintomi ‘spariscono’ e si volta pagina. Spesso ciò che permette di arrivare ad una risoluzione è talmente legato alla tessitura individuale delle maglie della propria vita che non è dicibile a parole, né comprensibile per un altro.
Questo non significa che non esista una modalità di cura riconoscibile o che si debba gridare al miracolo. Ma intanto bisogna partire dall’inizio, da quando cioè genitore e figlio prendono consapevolezza del problema. Ovviamente stiamo parlando delle nostre esperienze presso il Centro OLTRE. Ogni nostro figlio è unico, indipendentemente dal fatto che i malati di DCA hanno comportamenti simili. Durante il percorso del progetto “Oltre….a riveder le stelle” i ragazzi compiono un cammino, frutto di una progettualità che comprende incontri con specialisti, individuali e di gruppo, attività psicoterapeutiche, nutrizionali e di laboratorio. Ogni singola proposta rientra nel progetto di sostegno e di aiuto a loro. Ma ogni singolo ragazzo vive questa esperienza in maniera diversa da un altro perché diverso ed unico è il suo vissuto, i suoi bisogni e i suoi desideri, la sua struttura di personalità, il suo ambiente familiare e sociale.

Nulla è dato al caso

Nulla è dato al caso, sono tutti puzzle messi in attesa che si incastrino, ma predire cosa provocherà un cambiamento e quando avverrà non è facile perché dipende da un insieme di fattori che interagiscono tra loro. Non a caso, mentre la dottoressa rispondeva alla domanda, qualcuno di noi l’ha interrotta dicendo che la propria figlia aveva avuto miglioramenti dopo il corso di pet-therapy! Niente di strettamente ‘psy’ dunque, niente a che fare con il cibo inoltre. Eppure, per Federica (altro nome inventato), imparare a prendersi cura di un cane ha potuto rappresentare un modo per iniziare a prendersi cura anche di se stessa. Questo passaggio è arrivato come momento propizio della cura grazie alle basi messe in precedenza e ora precipitate in questo termine “prendersi cura”, mentre fino ad allora i suoi progressi erano apparsi quasi invisibili.

Durante il percorso può succedere che qualcosa si rompa

Durante il percorso può succedere anche qualcosa si rompa, che il meccanismo di controllo messo su con tanta cura cominci a perdere terreno, a fare acqua da qualche parte; ed è lì che è possibile invertire la rotta e iniziare un miglioramento.
I nostri figli, pur manifestando anche problematiche opposte tra loro rispetto al tipo di comportamento alimentare, hanno “denunciato” di sentire da parte dei rispettivi genitori una carenza di fiducia nei loro confronti. E questo li conduce ad un ulteriore nodo problematico relativo alla questione dell’autostima, termine forse un po’ abusato e sui cui andrebbero fatti ulteriori approfondimenti, ma ricorrente in chi soffre di DCA. Per altro come potrebbero avere stima di loro stessi se i rispettivi genitori non la dimostrano nei loro confronti? Ma in “terapia” non ci sono solo i nostri figli, ci siamo anche noi. Questo deve pur dire qualcosa non solo a loro, ma anche noi genitori che in questo modo iniziamo a metterci in discussione: non siamo più gli unici depositari della verità!

Il confronto continuo con gli altri ci aiuta ad uscire dalla gabbia di dolore

Il confronto continuo con gli altri ci aiuta ad uscire dalla gabbia di dolore e a liberarci dalle nostre paure. Nessuno di noi genitori si diverte nelle sedute collettive, piuttosto si sente osservato al microscopio ed è (opportunamente) obbligato a riflettere sul proprio rapporto di coppia e genitoriale. Come genitori siamo anche noi impegnati in una parte importante: partecipiamo agli incontri individuali e di gruppo con gli specialisti del progetto, seguiamo le indicazioni che ci vengono date cercando di collaborare tutti insieme verso la stessa finalità. Chissà se anche questo non determini dei cambiamenti e non abbia a che fare con la guarigione dei nostri figli.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...