Un mondo perfetto! E dietro l’apparenza?

di Giuliana Capannelli -Psicoterapeuta Presidente Centro Heta

Argomenti:

1) Di che cosa parliamo quando nominiamo il disagio di una persona come disagio alimentare

2) Qual è la realtà e quali le dimensioni del problema nella nostra regione

3) Quali sono i segnali a cui dobbiamo porre attenzione

4) Che cosa può fare un genitore quando si accorge che c’è un problema in corso

1) Di che cosa parliamo quando nominiamo il disagio di una persona come disagio alimentare

Margareth dice: “L’anoressia è tutto tranne che un problema con il cibo. Il cibo è soltanto un sintomo”. E ancora: “Ha portato alla luce delle cose abissate dentro di me, un dolore che non riuscivo ad esprimere”.
Antonio invece, che ha passato anche un’esperienza segnata dalla bulimia sottolinea: “E’ una droga. Riempi un vuoto che hai dentro. Diventi una voragine”.
Mi sembra che queste parole siano molto significative e colgano bene il punto di quello che possiamo definire come anoressia o bulimia o, più in generale, disturbo alimentare. Questi diversi sintomi, sono differenti in realtà solo nella manifestazione, ma non nella sostanza in quanto, al di là delle molteplici forme che possono prendere, hanno alla base una medesima spinta come manifestazione di un disagio interiore, e quindi psichico, attraverso un problema di forma esteriore, e quindi corporeo: corpo da controllare tramite un uso improprio di cibo (in difetto o in eccesso).

“E’ tutto tranne un problema di cibo”, ma è attraverso il cibo che si esprime qualcosa di un dolore profondo, un modo per riempire un vuoto interiore incolmabile: “Diventi una voragine”. Sottolineo come primo punto questi aspetti che sono probabilmente noti a tutti perché ormai fanno parte di un comune modo di concepire queste patologie. Ma in realtà, pensare che il disturbo alimentare non sia un problema legato al cibo, al corpo e al peso ma un problema di altro genere legato all’individuo, all’identità e alla sofferenza soggettiva, ha delle conseguenze che spesso non vengono per niente tenute in considerazione.
Come si può dire che non si tratta di un problema alimentare e poi rivolgersi in prima battuta a un dietologo o ipotizzare una cura centrata fondamentalmente sul recupero della funzione alimentare? Questo vale anche per i genitori che a volte si accontentano che un figlio riprenda a mangiare un po’ per immaginare che stia meglio. Ma, proprio in questi disturbi, paradossalmente, dobbiamo sempre fare attenzione a non lasciarci ingannare dall’apparenza.

2) Qual è la realtà e quali le dimensioni del problema nella nostra regione

Parliamo di un problema allarmante nella nostra regione come d’altra parte nel resto dell’Italia. Le stime dicono che in Italia ci sono più di 3 milioni di persone con problemi di disturbi alimentari, ma sono stime datate e in difetto. Alcune ricerche recenti stanno cercando di valutare il sommerso e dunque le problematiche che non vengono alla luce perché affrontate da soli, senza che ci si rivolga a delle strutture o dei centri specializzati.

La patologia sta evolvendo in questa direzione:

1) C’è una maggiore diffusione

2) C’è un forte abbassamento dell’età (nell’età evolutiva l’indice di incidenza aumenta del 3% ogni anni)

3) C’è un aumento dell’incidenza di altre affezioni psichiatriche nei bambini con DCA

Tre punti importanti:

1) L’aumento dei casi di DCA nelle Marche relativamente a giovani donne dai 15 ai 24 anni è stimato intorno ad una incidenza di 225 casi all’anno, stima in difetto che non considera i subclinici e i casi di età evolutiva.

2) solo il 15% delle persone che arrivano ai centri di cura sono al primo trattamento. La maggioranza ha fatto trattamenti terapeutici pregressi non adeguati. Alias: si perde moltissimo tempo prima di poter approdare ad una cura. Sappiamo di contro che la prognosi è influenzata dalla tempestività e dalla continuità della cura.

3) oltre ai disturbi alimentari quali anoressia e bulimia abbiamo dei dati molto allarmanti in Italia per quanto riguarda l’obesità infantile: il Ministero della Salute ha riscontrato che in Italia le percentuali di sovrappeso (21-27%) e di obesita’ (7-11%) sono le piu’ alte d’Europa. A voi le considerazioni del caso.

In sintesi:

Nella realtà marchigiana il dato più allarmante è caratterizzato dall’aumento esponenziale dei disturbi alimentari nella fascia dell’età evolutiva con un inizio che possiamo datare già a partire dai 7/8 anni. In realtà ad essere precisi dovremmo dire che oggi come oggi ci sono tantissime manifestazioni sintomatiche legate al cibo già nella prima e nella primissima infanzia: disfagie funzionali, alimentazione selettiva, rifiuto del cibo o, di contro, eccesso di cibo fino ad arrivare al grave problema dell’obesità infantile. Questi sintomi però possono essere considerati passibili di modificazioni con la crescita, soprattutto se l’azione del pediatra, della scuola e della famiglia, magari già con l’intervento di un terapeuta esperto, permette di sciogliere i nodi attorno a cui si instaurano.

Diverso è il discorso per un sintomo che si manifesta in età pre-puberale adolescenziale, che può presentarsi già estremo nella sua manifestazione sintomatica (molte volte questi ragazzi necessitano di un ricovero o tendono alla cronicizzazione del loro comportamento). Le famiglie sono come boccate nella loro capacità naturale di intervento. I genitori diventano nel giro di pochissimo impotenti di fronte a un sintomo che domina su tutto il sistema familiare costringendo a modificare spesso radicalmente le proprie abitudini e modalità, ma anche il modo di pensare al figlio che diventa un estraneo, un alieno.

3) Quali sono i segnali a cui dobbiamo porre attenzione

I primi veri segnali stanno nel disagio psicologico che è al vera causa dei comportamenti alimentari patologici a cui è associato.

Nei Disturbi Alimentari l’inizio può essere molto subdolo e insidioso. L’Anoressia restrittiva si manifesta ovviamente con la eliminazione di alcuni alimenti cosiddetti fobici (pane, pasta, dolci, olio) ma anche con la riduzione delle porzioni, con una intensa attività fisica, con la riduzione delle attività sociali per evitare di essere costrette a mangiare. L’anoressia si accompagna per lo più ad una grande fame e chi ne è affetto deve contrastare l’impulso a mangiare, impulso che spesso, anche quando negato, è fortissimo.

Nel caso della Bulimia il disturbo può passare inosservato ancora più a lungo, perché le pazienti ai pasti mangiano, anzi a volte si abbuffano, ma molte volte subito dopo si procurano il vomito. Insomma uno scarso controllo degli impulsi con un cambiamento del carattere molto più evidente che nel caso all’anoressia.

Il Disturbo da Alimentazione Incontrollata è caratterizzato da grande abbuffate senza vomito o metodi di compenso quindi l’aumento di peso è subito molto evidente le abbuffate sono consumate normalmente di nascosto, i frigoriferi svuotati e le carte di biscotti e cioccolato sotto il letto o dentro l’armadio possono essere i primi segnali, accompagnati da un disordine generale nella vita, e ad un abbassamento del tono dell’umore, da grande nervosismo e irritabilità.

È importante specificare che l’inizio del disturbo può essere di tipo anoressico, per poi facilmente evolvere verso un quadro di bulimia o disturbo da alimentazione incontrollata, ma c’è un filo conduttore di tutti questi disturbi ed è una intensa, continua e martellante ideazione sul cibo e le forme corporee. Questo significa che, sostanzialmente, il pensiero è fisso, costretto, 24 ore al giorno, a ruotare attorno al controllo del peso e del corpo, controllo attuato attraverso il rifiuto o il rigido controllo di certe quantità e qualità di cibo.

L’attenzione eccessiva all’alimentazione è dunque certamente un campanell d’allarme che non può lasciarci indifferenti. La dieta può diventare una sorta di fede. Ma oltre i segnali alimentari, altri se ne possono scorgere nella vita dell’adolescente: l’eccessiva preoccupazione per il peso e per le forme del corpo mai vissuti con serenità e invece motivo di continua critica e insoddisfazione; i rapidi cambiamenti dell’umore e l’irritabilità; la perdita del desiderio per le amicizie e gli svaghi; i rituali ossessivi, la necessità di un ordine perfetto e sempre secondo i medesimi schemi; un’ossessiva esigenza di mantenere un rendimento scolastico a livelli molto alti; l’eccesso di attività fisica.

4) Come comportarsi se si teme la presenza di un disturbo del comportamento alimentare?

Innanzitutto è necessario parlarne. Parlate! Non abbiate timore di raccontare al medico di fiducia o agli altri componenti della famiglia allargata i vostri dubbi, i vostri timori: meglio fare qualcosa di più che trascurare qualcosa e lasciar fare al caso. Parlate ai fratelli di vostro/a figlio/a in difficoltà, andate dagli insegnanti, dal preside. Avete un problema, dovete cercare di risolverlo e non fare da soli: da soli non è possibile. Mai comunque farsi angosciare dall’aspetto nutrizionale e prendere la questione solo da un punto di vista fisico e alimentare. I centri specializzati sanno come intervenire a tutti i livelli non solo sul piano del peso e del corpo.

Come parlare a un figlio/a con problemi di cibo e di peso?

In chiave preventiva, è necessario che ogni adulto si interroghi a fondo su quali sono le sue opinioni e credenze rispetto a peso e aspetto fisico, e che lo faccia con lealtà, cercando di limitare la diffusione di messaggi ambigui o dannosi (“saresti così carina…peccato che hai la pancetta…”; “mangia meno che ti viene il culone come quello che aveva nonna…” “i jeans a vita bassa non te li compro perché ti stanno male, hai le cosce grosse…”). Se per primi crediamo che il valore di un individuo dipenda in gran parte dall’aspetto fisico e dall’apparenza, sarà difficile convincere i nostri figli del contrario.

Cosa chiedere a un figlio/a in difficoltà?

Esprimete i vostri dubbi e le vostre preoccupazioni trasmettendole/gli non la colpa – che siete turbati a causa sua – bensì l’accoramento che il suo stato vi procura. Sarà per lei /lui un segnale molto importante che le/gli state tendendo una mano. Non aspettatevi che le cose cambino da un giorno all’altro solo perché ne avete parlato, né chiedetele/gli di farlo. Valutate l’opportunità di proporre subito o in un altro momento di avere un colloquio con qualcuno che possa aiutare lei/lui o voi per risolvere il problema, che non è solo suo (ditele/gli esplicitamente che la cosa vi riguarda!). Se lei/lui non vuole aiuto non per questo dovete negarlo a voi stessi cercate sostegno altrove e mettetela/o al corrente della vostra situazione; a volte può rivelarsi efficace, se non altro le dimostrate che state facendo sul serio.

Come comportarsi a tavola?

Evitate che la conversazione a tavola si riduca a parlare di cibo. Per lei/lui, è come essere considerata/o un corpo che deve essere riempito; è come dire che tutto ciò che volete da lei/lui è che mangi; significa dare al cibo la stessa importanza che lei/lui gli dà. Piuttosto, cercate di trovare argomenti diversi per instaurate un dialogo e distoglierla/o (e distogliervi) dal problema alimentare.

I genitori sono interpellati in questi disturbi in prima persona e sono i fattori prognostici positivi più importanti in questa età.

A questi genitori voglio ricordare che non esiste un modello ideale di educazione e di comportamento con i propri figli, e che si può sbagliare. E vorrei dire di avere coraggio e di ricordarsi che non sono soli.

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