Testimonianze

Continuiamo la pubblicazione della tesina di Nicole. Dopo il secondo capitolo “Come reagisce l’organismo” pubblichiamo il successivo
LE ORGANIZZAZIONI NO-PROFIT: UNA RISORSA PREZIOSA
Alcune Organizzazioni che posso sostenere le famiglie e le persone colpite da questa malattia sono le Onlus, ovvero le Organizzazioni no-profit.stato né del mercato. Partiamo dal fatto che gli enti delle Onlus si differenziano principalmente nella loro struttura, distinguendosi per tipologia e status giuridico. I Settori di intervento delle organizzazioni no-profit sono diversi e comprendono l’assistenza sociale, socio-sanitaria e sanitaria, la beneficenza, l’istruzione e la formazione, lo sport dilettantistico, la tutela dell’ambiente, la promozione della cultura e dell’arte, la tutela dei diritti civili e la ricerca scientifica, in modo particolare quella di interesse sociale. Fino ad ora la legislazione italiana ha disciplinato cinque differenti tipi di organizzazioni private che operano senza fini economici con finalità solidaristiche:
1. Le organizzazioni non governative
2. Le organizzazioni di volontariato
3. Le cooperative sociali
4. Le fondazioni ex bancarie
5. Le associazioni di promozione sociale  Continua a leggere
  • Rendi cosciente l’inconscio, altrimenti sarà l’inconscio a guidare la tua vita, e tu lo chiamerai destino – Come reagisce l’organismo (3/6)

Continuiamo la pubblicazione della tesina di Nicole. La settimana scorsa abbiamo pubblicato il primo capitolo “Oltre l’anoressia”. Oggi il suo secondo capitolo:

Come reagisce l’organismo

L’ anoressia porta a gravi conseguenze fisiche, in quanto la persona che ne è colpita non assume più cibo che possa permettere un corretto funzionamento di tutti gli organi del proprio corpo arrivando “ a mangiare se stessi “, quindi a consumare le sostanze di cui è costituito il suo organismo. Il primo tessuto a ridursi notevolmente è quello adiposo, poi si indeboliscono i muscoli, provocando una gran sofferenza al fegato e al midollo osseo, che produce il sangue, si riducono le difese immunitarie, con conseguente dimagrimento estremo, disidratazione, diminuita resistenza alle infezioni, debolezza, anemia, che può provocare vertigini e senso di svenimento e decadimento mentale. Continua a leggere
Continuiamo la pubblicazione della tesina di Nicole. La settimana scorsa abbiamo pubblicato il primo articolo: la sua introduzione.  Oggi il suo primo capitolo:

Oltre l’anoressia

L’Adolescenza è un’ età di trasformazioni che inizia con la pubertà, ovvero la trasformazione fisica, cognitiva (che coinvolge la sfera dell’intelligenza) e psicologica.
Quest’ultima fa si che nell’adolescente possa verificarsi una crisi di identità; molti ragazzi percepiscono un forte bisogno di autonomia e un cambiamento a livello di autostima, che generalmente tende ad abbassarsi in modo significativo e ciò costituisce certamente una delle principali cause del disagio adolescenziale.
E’ importante in questi casi che la famiglia sia presente, contrastando le idee inefficaci della società.
La crisi d’identità si manifesta attraverso il conflitto tra corpo reale e ideale, che si traduce spesso nel disagio per gli improvvisi cambiamenti fisici e può sfociare in disturbi di carattere alimentare.
Altra importantissima causa del disagio adolescenziale è la crisi che può venire a crearsi all’interno della famiglia, ad esempio nel caso in cui i genitori mostrino scarso interesse nei confronti della personalità del ragazzo, o in presenza di una scarsa abitudine da parte dei familiari di condividere le scelte dei figli.
Una mancata comunicazione o una comunicazione disfunzionale, inoltre, può portare un’adolescente a chiudersi in sé stesso, smettendo di cercare il confronto con i propri cari.
Dal punto di vista affettivo questo disagio si manifesta con un incapacità di esprimere i propri sentimenti ed emozioni. Continua a leggere
Nicole, una ragazza che ha concluso il percorso di cura presso il nostro centro (“Oltre a…riveder le stelle”), lo scorso giugno ha sostenuto gli esami di stato a conclusione del ciclo scolastico della scuola secondaria. Come tema della sua tesina ha deciso di parlare della sua malattia. Con il suo consenso abbiamo deciso di pubblicarla. Un testo, molto emozionante, che ci permette di vedere l’anoressia con i suoi occhi. Oltre l’introduzione sono sei capitoli che pubblicheremo in sette momenti diversi per poter meglio valorizzare il suo scritto.
Oggi inizieremo con la sua Introduzione
INTRODUZIONE
Ho scelto di trattare questo argomento in quanto mi ha toccato da vicino e ho vissuto tutte le sfaccettature di tale malattia, ce l’ ho ancora nella pelle e nel cuore. Non è facile da confessare, ti vergogni ad essere anoressico, anche se in realtà l’anoressia è un grido di dolore estremo, ma muto. Ho pensato che data la sua gravità , la poca conoscenza e la poca importanza che le viene data dalla società, fosse giusto parlarne per farla comprendere meglio a chi non l’ha vissuta in prima persona. Ho deciso di non soffermarmi troppo in definizioni scientifiche o teoriche, ma più che altro sul perché si scatena questo mostro chiamato “Anoressia” e cosa provoca nei sentimenti, nell’ umore, nella vita e nell’ organismo delle persone che ne sono colpite. Vorrei precisare col dire che essa, come tutti i Disturbi del Comportamento Alimentare è una patologia complessa che riguarda solo apparentemente un disagio del corpo e della funzione alimentare, ma ha piuttosto a che fare con uno stato di malessere e difficoltà profonda della persona. L’anoressia ancora oggi colpisce prevalentemente il sesso femminile, circa il 90%, pur essendo in grande aumento negli uomini, insorge nella maggioranza dei casi durante l’adolescenza, anche se l’età di esordio della malattia si sta abbassando e, attualmente, si riscontrano sempre più casi nell’ infanzia e nella pubertà.
Continua a leggere
Sono il Padre di una ragazza di 15 anni, ragazza molto dolce, solare, altruista e sociale con tutti. Affetta da anoressia nervosa restrittiva, da un anno è caduta nel vortice della malattia. Due ricoveri, il primo a Torrette di Ancona (dimessa dopo un mese), il secondo al Reparto di Neuropsichiatria Infantile-SOD del Salesi di Ancona. Alimentata con sondino gastrico ed un grande lavoro di psicologi, psichiatri e nutrizionisti, ha fatto grandi passi verso la “guarigione”, ma la strada da percorrere è ancora molto lunga.
Vorrei parlarvi di noi genitori, di come ci siamo sentiti spaventati, spaesati, soli , abbandonati, specialmente quando, dopo il primo ricovero, vedevamo nostra figlia peggiorare. I dottori ci avevano appena informato dei rischi a cui andavamo incontro qualora nostra figlia non avesse cambiato rotta.
Parenti, familiari, colleghi di lavoro…. chi mi stava vicino diceva la sua. Invece,mi rendevo conto di quanto poco sapessero della malattia…. frasi scontate tipo “…falla mangiare quella figlia, non vedi che è pelle e ossa……. se tua figlia si è ridotta così è perché non gli siete mai stati vicino ed è colpa vostra,……. forzatela a mangiare, …… possibile che una ragazzina cosi grande non capisca che deve mangiare di più?…. ecc.”. Frasi che mi facevano sentire in colpa, ero sempre più distaccato da tutti. La mia mente era afflitta. Dentro di me cercavo risposte su come, dove, cosa fare. Insieme a mia moglie ho iniziato ad andare a convegni che parlavano dei DCA. Ho incominciato a capire di quale malattia mia figlia fosse stata colpita e di quanto sarebbe stata difficile la sua guarigione. Finalmente un sollievo: “da questa malattia si guarisce. Continua a leggere
“Un applauso va a me!
Che ben 2 anni fa, in questo periodo feci amicizia con questa malattia.
Eravamo diventate migliori amiche al punto che diventammo una cosa sola.
All’inizio mi sentivo come DIO, avevo tutto sotto controllo e IO ero forte.
Con il passare del tempo però capii che non ero forte, anzi, ero la debolezza in persona, e la malattia che era mia amica?
Beh, lei si approfittò della mia debolezza e diventò cattiva, mi comandava e prese addirittura in mano la situazione. IO facevo ciò che lei mi diceva.
Avevo paura di tutto e tutti, l’unica cosa che non mi spaventava minimamente era la morte, perchè sapevo che lì avrei potuto trovare la serenità, la tranquillità che la mia testa non mi dava.
Un giorno, mi feci coraggio e chiesi aiuto!
Ho passato ricoveri, flebo, bugie, svenimenti, pasti buttati, lacrime, disperazione, attacchi d’ira… (non sto a dire tutto, sarebbe davvero poco piacevole). Adesso? Continua a leggere
Margherita era morta, la Margherita di cui Vi ho parlato fin ora è morta, adesso ce ne è una nuova, più forte anche se ancora molto sensibile, anche se a volte il suo passato le ritorna in mente è normale  si tratta della sua vita e le può far male, va avanti. Questa Margherita di cui Vi sto parlando sono io, per Te che mi conosci è facile intuirlo, ebbene vi ho voluto raccontare un po’ la mia storia perché ci tengo a dirvi che ci  credo e ce la possiamo fare! Io sono sempre stata una che non ha portato mai niente a termine forse perché veramente non mi interessava, ma questa volta ci sono riuscita e alla grande! Voglio dirvi che fuori ci aspetta una vita favolosa, piena di amore e anche a volte del dolore ma perché la vita è fatta così, non è sempre tutto rose e fiori! Siamo nell’età più bella, per questo Vi dico divertiamoci, usciamo da questo tunnel che ci ha intrappolati e continua a farci soffocare. E’ vero, adesso parlo così perché sono riuscita a superare il periodo più brutto della mia vita, e proprio per questo Vi dico che è possibile, ci si riesce, ci vuole uno scopo, un appiglio, tanta voglia e forza di animo. Anche il solo atto di non voler più star male e di vivere il pasto come un momento rilassante per stare con la propria famiglia è un grande incentivo. Non Vi ho voluto raccontare la mia storia per annoiarvi, ma per farvi capire che come ce l’ho atta io ce la potete fare anche Voi, non Vi manca niente.Continua a leggere
Realtà e finzione si rincorrono anche in tema di rapporto (aberrante) con il cibo. Un film e un fatto di cronaca, entrambi con esito tragico, mi hanno particolarmente colpito in questi ultimi giorni. Al cinema mi è capitato di vedere Hungry hearts (Cuori affamati) di Saverio Costanzo, premiato per la migliore interpretazione femminile e maschile all’ultima mostra di Venezia. Ambientato negli Stati Uniti, vi si narra del dramma che spacca una giovane coppia, in cui lei, vegetariana vegana e afflitta dall’ossessione che tutti i cibi di origine animale e industriale siano contaminati, priva il suo bambino, dopo lo svezzamento al seno, delle proteine necessarie allo sviluppo, con gravi pericoli per la salute del piccolo. La donna rifiuta anche qualsiasi contatto con i medici. Il padre, dopo aver fatto visitare di nascosto il figlio da un pediatra, cerca di alimentarlo in modo adeguato, ma puntualmente la madre lo “purifica” con sostanze vegetali; finché il bambino viene affidato alla nonna paterna. Non starò qui a raccontare l’epilogo tragico della storia. Continua a leggere
Gent. Associazione,
sono la mamma di una ragazza di 14 anni che da 10 anni soffre di obesità. Attualmente è ricoverata presso una struttura convenzionata da ormai 6 mesi. Pensavo di aver fatto la cosa giusta, pensavo, ecco adesso aiuteranno tutti noi a capire come fare. Di progressi ne ha fatti, però è dimagrita molto poco. Dicono che è una struttura che aiuta a capire il problema, abbiamo avuto solo due collocqui familiari in 6 mesi. Continuo a chiedermi perchè noi genitori siamo lasciati così soli. Fanno tutti parte si un sistema che secondo me vuole tenerci lontano da una soluzione veloce. Che dire, aiutatemi a non essere così sola!
Ciao.

La nostra risposta

Cara ******,
capiamo il suo stato d’animo.
Noi genitori non siamo in grado di dare delle risposte terapeutiche ai disturbi che stanno interessando i nostri figli. Purtroppo i DCA sono malattie che nascondono problemi psicologici. Continua a leggere
Ai genitori e agli operatori che hanno partecipato all’incontro di domenica 30 novembre a Montemarciano. E ai nostri figli (anzi, principalmente a loro, credo)
“I vostri figli non sono i vostri figli, sono i figli e le figlie della brama che la vita ha di sé”. Da quando l’ho letta – per la verità non direttamente, ma in un libro dello scrittore israeliano Amos Oz che la citava – questa frase del poeta americano-libanese Kahlil Gibran mi è entrata nella testa, e anche nel cuore, credo: l’ho subito mandata a memoria, cosa che mi succede raramente, anche se ogni volta che la richiamo al pensiero devo andare a rileggerla nel testo, per verificare che non mi sto sbagliando, che è proprio così. Sì, la ricordo bene (almeno nella forma in cui viene proposta dalla traduzione). Questa frase, in mezzo a tante altre frasi, emerge nitida sul filo della corrente di parole: è diventata la stella polare, la meta, forse irraggiungibile, alla quale istintivamente vorrebbe tendere il rapporto con le mie due figlie. Continua a leggere
 
 
“Dopotutto non ero un bambino, ma un uomo che sentiva il caos dell’infanzia farsi spazio nella sua mente. Man mano che la compassione si espandeva, Patrick si vide sullo stesso piano dei suoi presunti persecutori, e vide i suoi genitori, che apparentemente erano stati la causa della sua sofferenza, come due bambini infelici, anche loro con dei genitori che apparentemente erano stati la causa delle loro sofferenze: nessuno andava biasimato, tutti avevano bisogno d’aiuto, e quelli che sembravano da biasimare più di chiunque altro andavano aiutati con maggiore impegno”. (Edward St Aubyn “Lieto fine” pag. 205 – Neri Pozza).
Avevo già letto lo splendido romanzo di St Aubyn – che, va detto, non ha niente a che fare con i disturbi del comportamento alimentare dei giovani – quando, cercando qualcosa, trovai nel cassetto del mio comodino, depositati lì da non so quanto tempo, due post-it colorati (uno rosa e uno verdino) con su scritte a stampatello le seguenti frasi lapidarie: “Tu sei la causa di tutti i miei mali”. “Ti odio”. Continua a leggere
 
 
 Sono la mamma di una ragazza di 21 anni che soffre da circa un anno e mezzo di anoressia nervosa.
Anche io come tante di loro ero a conoscenza di questo disturbo di striscio,avendo letto da qualche parte qualcosa o perchè qualcuno che conoscevo appena ne soffriva. Vi racconto un fatto accaduto anni fa nella cittadina dove abito che mi sconvolse all’epoca lasciandomi tanti “perché”,ma poi come tutte le vicende il tempo passa e cadono nel “dimenticatoio”tipico della vita che scorre…
Continua a leggere
 
 
Siamo i Genitori di una ragazza di 19 anni, con la testa piena di sogni, ma da circa un anno alle prese con un disturbo di tipo alimentare compatibile con l’anoressia.
In realtà, inizialmente, non conoscevamo tante informazioni al riguardo.
Si è manifestata su di Lei la voglia di provare a mangiare in modo diverso. Posso dire che amava molto la buona cucina. Non è servito a nulla consultare un medico nutrizionista in modo da farle scegliere un regime alimentare che più le piaceva. Continua a leggere
 
 
Sono la mamma di una ragazza di diciassette anni che da circa un anno si è ammalata di anoressia.
Racconterò di ciò che è successo al plurale perché tutta la nostra famiglia è coinvolta in questa brutta malattia e tutti siamo entrati in questo tunnel lungo e buio.
Tutto è iniziato da una dieta perché lei non si piaceva più, ma in realtà il problema è sempre esistito sin dalla fine dell’ elementari, ma solamente oggi ce ne siamo accorti, non perché abbiamo nascosto la cosa, ma perché i nostri occhi erano cechi e anche perché non ti può venire in mente che certe cose possano capitare proprio a te. Continua a leggere
 
 
Quest’oggi, durante il nostro incontro di gruppo, la discussione ha preso una piega interessante. Una domanda in particolare è diventata il leitmotiv del pomeriggio: “Dottoressa, adesso ci spieghi perché Laura (nome inventato) è riuscita a reagire positivamente, a “guarire” dai disturbi alimentari? Ci dia una speranza!” Ogni genitore che ha un figlio che soffre di questo disagio pagherebbe qualsiasi cifra pur di avere una risposta chiara. Purtroppo la risposta non c’è o meglio c’è ma non è quella che vogliamo sentire.
A volte un figlio può uscire dal tunnel senza che si riescano a rintracciare le cause profonde che lo hanno portato a manifestare con l’anoressia i suoi problemi. Altre volte il figlio stesso vuole mettere come tra parentesi ciò che ha passato, senza tornarci sopra. I sintomi ‘spariscono’ e si volta pagina. Spesso ciò che permette di arrivare ad una risoluzione è talmente legato alla tessitura individuale delle maglie della propria vita che non è dicibile a parole, né comprensibile per un altro. Continua a leggere
 
 
Sono il padre di una ragazza di 15 anni che soffre di DCA. Ho 52 anni, sono felicemente sposato e babbo di 4 splendide principesse. La nostra è una famiglia tranquilla, una come tante. Ci sono alti e bassi, situazioni giornaliere che ci sono in molte altre famiglie. Niente, a mio avviso, che possa giustificare quello che sto passando.
Ottobre 2013 mia figlia si ammala di mononucleosi. Purtroppo nella forma più grave: transaminasi con valori molto alti, placche alla gola. Non ci sono medicine che la combattono. Una malattia che richiede molta pazienza e l’unica cura è una dieta molto leggera. Un mese di minestrina vegetale , riso, carne e patate bollite scondite. La prima conseguenza è la fisiologica perdita di peso. Non che fosse grassa o obesa, anzi ai miei occhi era perfetta. Continua a leggere
 
 
Sono la mamma di una ragazza di 16 anni che soffre di anoressia. Conoscevo questa malattia per sentito dire e sbagliavo!!! Mia figlia è stata sempre longilinea ma questo non l’ha preservata da questa malattia orribile. Ho iniziato a notare dei comportamenti “diversi” verso fine ottobre primi novembre dello scorso anno. La vedevo molto nervosa e molto attenta a quello che mangiava. nel giro di poche settimane aveva perso 4 / 5 Kg. e il ciclo mestruale era sparito. Da li ho capito che qualcosa non andava. Mi sono rivolta al Centro HETA ed ho fissato un appuntamento.. Il mio sospetto è stato confermato dalla Dottoressa: mia figlia soffriva di ANORESSIA. Continua a leggere
 
 
Sono la mamma di una ragazzina di quattordici anni che soffre di anoressia nervosa.
Verso l’inizio dell’anno scorso mia figlia tornava spesso da scuola arrabbiata e nervosa. Non sopportava alcuni compagni che puntualmente ogni mattina la prendevano in giro per qualche chiletto di troppo; si cimentavano di parole offensive e risatelle fuori luogo.
Fino a quel periodo era stata una ragazzina alla quale l’appetito non mancava; molto golosa e vorace nel finire le sue pietanze.
Un bel giorno torna a casa e rivolgendosi a me espresse il desiderio di cominciare a mettersi a dieta! Io sinceramente non esitai e gli dissi semplicemente che poteva incominciare ad eliminare i dolci e diminuire i piattoni di pasta….. Continua a leggere

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